Fuga da Ubuntu, ovvero: finestre e mouse o morte.

Da aprile con la versione 11.04, e poi definitivamente ad ottobre con la 11.10 Oneiric Ocelot noi utenti di Ubuntu ci siamo ritrovati una nuova interfaccia grafica, Unity, completamente diversa dalla precedente classica Gnome 2.
Il primo impatto è stato un po’ come salire su un’automobile e ritrovarsi il cambio automatico al posto di quello manuale oppure, come sostengono i detrattori, un telefonino al posto del computer.
Proprio questa scelta della Canonical (l’azienda che rilascia Ubuntu) ha causato polemiche molto accese e una serie di commenti prevalentemente negativi tra gli appassionati del sistema operativo GNU/Linux, con pubbliche dichiarazioni di abbandono di questa distribuzione a favore di altre dotate di un interfaccia più classica.
In questo quadro ci sta anche la discesa di Ubuntu nella classifica di Distrowatch, che statisticamente conta più o meno come l’aquometro della trasmissione di Renzo Arbore “Indietro tutta”. L’acquometro era in grado di misurare il gradimento del pubblico in base al consumo di acqua, il conduttore invitava tutti i telespettatori ad aprire i rubinetti per votare il loro concorrente preferito.
Insomma, siamo ad un passo dall’isteria di massa, vediamo di ragionare su alcune questioni.
Unity è concepita per essere impiegata su dispositivi di tipo diverso: desktop, netbook, notebook e in futuro anche tablet e smartphone. È pensata per essere utilizzata ed anche con dispositivi di controllo diversi: è meno mouse-dipendente rispetto alle interfacce da desktop “classiche”, è più “manovrabile” con la tastiera, meno ostica da usare con il “touch-pad” dei portatili perché richiede meno precisione nel puntamento, è adatta ad essere usata con i “touch-screen”.
A livello di schermo Unity lascia più spazio ai contenuti e meno alle “cornici”. Ad esempio le barre di scorrimento sono ridotte al minimo, il pannello superiore diventa anche menù delle applicazioni, il tutto per non sprecare nemmeno un centimetro quadrato di schermo.
In breve, gli elementi principali sono un “Lanciatore” a scomparsa sulla sinistra dello schermo, che permette di lanciare le applicazioni ma anche di passare tra un’applicazione e l’altra e una “Lavagna” dove si possono cercare file ed applicazioni.
Praticamente sono scomparsi o quasi i classici menù.
Naturale che qualcuno si sia spaesato, che qualcuno non gradisca il cambiamento, ci può stare che Ubuntu perda inizialmente qualche utente, meno logico scagliarsi contro questa scelta con obiezioni pretestuose ed accuse infondate, e soprattutto senza una mezza proposta che vada oltre il presente: il mouse e le finestre.

4 risposte a Fuga da Ubuntu, ovvero: finestre e mouse o morte.

  1. ylian89 scrive:

    Io ho abbandonato ubuntu da quando ha adottato unity. Per me un sistema operativo deve essere il più stabile, leggero e semplice da usare, mettere unity ha solo aggiunto delle funzionalità inutili

    • Fanky scrive:

      Rispetto la tua scelta, anche se non vedo la relazione tra la bontà o meno del codice e la concezione di design dell’interfaccia. Sono due piani differenti.
      Oggi gran parte degli ambienti grafici dei sistemi GNU/Linux (oltre che quelli Windows) sono ispirati a quello del Windows 95, ovviamente con perfezionamenti ed arricchimenti, ma il concetto base è sempre quello.
      Windows 95 era instabilissimo, ma evidentemente come interfaccia era azzeccato.
      Il problema è che era stato concepito per una unica categoria di personal computer: quelli da tavolo.
      Già con i portatili questa concezione dimostra da tempo i suoi limiti, il touch-pad è scomodissimo da usare ed allora appena possibile si attacca il mouse, occupando una delle poche porte USB. Poi ci sono i tablet…
      Si va verso una sempre maggiore varietà di dispositivi che si scambiano le stesse informazioni, verso il cloud-computing, logico pensare che questi questi dispositivi debbano avere interfacce omogenee tra di loro.
      A parte tutto questo, penso anche che le interfacce ispirate al concetto “classico” non abbiano più margini di miglioramento.

  2. Io mi trovo bene con Gnome 2, e credo che sia la vittima più illustre dei cambiamenti recenti. Non ha senso lasciarlo morire, è una interfaccia pulita e semplice al punto da poter essere utilizzata da mia madre (e non è poco). Resto dell’idea che il vero errore sia stato quello di voler abbandonare progetti affermati; avrebbero fatto meglio a mantenere le cose vecchie di fianco a quelle nuove.

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